13 Ottobre 2021 News Commenti

Appello in base a stato vaccinale studenti. Procedura illecita e soggetta a sanzioni

Durante l'inizio di questo anno scolastico è emerso che in alcune scuole abruzzesi i docenti procedevano a fare l'appello chiamando prima gli studenti vaccinati e poi quelli non vaccinati.

La procedura rappresenta un illecito in quanto il docente non è tenuto né a informarsi sullo stato vaccinale degli studenti né tantomeno a diffondere l'informazione all'interno del contesto scolastico.

Il caso abruzzese (esemplare, ma non unico) è quindi a tutti gli effetti una grave violazione della privacy degli studenti e rischia tra le altre cose di creare episodi di discriminazione all'interno della classe e che potrebbero poi coinvolgere anche le famiglie.

Stato vaccinale e diritto alla privacy

Non solo l'appello. Alcune scuole hanno fornito alle famiglie dei questionari dove tra le altre cose si chiedeva lo stato vaccinale dei figli. Qualsiasi sia la modalità utilizzata, ogni richiesta di informazioni sulla vaccinazione viola il diritto alla privacy degli studenti e dei familiari.

Per questo il 23 settembre l'Autorità Garante aveva già richiamato ufficialmente all'ordine, sensibilizzando la scuola sui comportamenti da tenere per garantire la privacy dei propri studenti.

L'Autorità Garante ha quindi espressamente ricordato come in nessun modo gli istituti scolastici possono chiedere informazioni sullo stato vaccinale dei propri studenti in quanto a questi non è nemmeno richiesta l'esibizione del green pass, la certificazione verde, per entrare nei locali scolastici e frequentare le lezioni.

Il discorso riguarda anche coloro i quali devono invece essere in possesso del green pass. Questi infatti dovranno sì mostrarlo, ma la scuola non potrà chiedere ulteriori informazioni sulla modalità di acquisizione (vaccinazione completa, negativizzazione, tampone negativo).

Questo modus operandi è stato ufficializzato con l'art. 1 del decreto - legge 10 settembre 2021, n. 122 che esclude gli studenti delle scuole (ma non gli universitari) dall'obbligo di esibizione del green pass e impone alle scuole di non trattenere dati sullo stato vaccinale.

La Corte di Cassazione a tutela della privacy

La Corte di Cassazione tutela i dati sensibili dei minori, tra cui rientrano quelli che riguardano lo stato di salute e quindi quello vaccinale come riportato nel D.lgs n. 196/2003. Questo estende la sua tutela anche alle rispettive famiglie.
La motivazione va ricercata nel rischio che la diffusione di questi dati possa portare ad una dolorosità e a dei rischi di discriminazione sociale riguardanti tutti i componenti dell'unità familiare (Casa. sez. III civile, sentenza n. 16816, dep. il 26 giugno 2018).

La voce dei sindacati e il ruolo del dirigente scolastico

Non è tardata ad arrivare la reazione dei sindacati che hanno tuonato contro le procedure di appello illecite, chiedendo però anche maggior controllo e uniformità nel comportamento delle scuole sul territorio nazionale.

Marcello Pacifico di Anief si appella all'uguaglianza di tutti gli studenti. Essi hanno infatti pari diritti e non possono essere discriminati in base allo stato vaccinale. La gravità della violazione ha spinto Pacifico a ipotizzare addirittura una battaglia legale, dato che tali violazioni da parte della scuola sono sanzionabili.

Per Uil scuola, Pino Turi va oltre, auspicando l'azione di un presidio sanitario che possa intensificare nelle scuole le attività di prevenzione sanitaria. La speranza è che, insieme ad una vaccinazione sempre più diffusa, si possa così garantire lo svolgimento delle lezioni in presenza per tutto l'anno scolastico.

Si ricorda che già il Dirigente scolastico, pur non potendo chiedere sullo stato vaccinale, è una figura preposta alla sensibilizzazione verso il rispetto delle norme igieniche e sanitarie messe in atto per ridurre il rischio di contagi.

Tra queste si ricordano l'obbligo di rimanere nella propria abitazione se la temperatura sale oltre i 37,5°C, osservare il distanziamento fisico di un metro, lavarsi frequentemente e correttamente le mani e non entrare a scuola se si proviene da zone a rischio o se si hanno avuto stretti contatti con persone positive nei 14 giorni precedenti.

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