18 Febbraio 2021 News Commenti

Il Discorso di Draghi al senato: tra scuola in estate e turni pomeridiani

Ieri, 17 febbraio 2021, il premier Mario Draghi ha tenuto il tanto atteso discorso al Senato per presentare il programma con le linee operative da seguire per risollevare le sorti dell'Italia. Per quanto riguarda il settore della scuola vengono confermate le indiscrezioni che erano circolate sulla revisione del calendario scolastico e sulla necessità di prodigarsi maggiormente per la formazione dei docenti.

Draghi e la revisione del calendario scolastico

Il premier ha puntato il dito contro la Didattica a Distanza, sottolineandone i limiti e affermando che, pur avendo consentito la continuità del servizio scolastico, ha creato disagi e disuguaglianze. Dati alla mano, Draghi spiega come solo il 61,2% degli studenti delle scuole secondarei di secondo grado ha potuto fruire del servizio di Didattica a Distanza nella prima settimana di febbraio.

In barba a tutti i sondaggi e all'opinione di docenti e studenti, la linea del nuovo governo per sanare questi deficit e recuperare le lezioni perdute sarà una revisione del calendario scolastico. Non solo, dunque, ci sarà l'impegno per tornare il prima possibile ad una situazione di "normalità", ma si dovrà mettere in atto una massiccia campagna di recupero delle ore di didattica perse, soprattutto nelle regioni del Sud, in cui le condizioni della DAD sono state particolarmente precarie.

Se ciò per cui tutti ricorderanno la gestione Conte-Azzolina sono stati i banchi a rotelle, il progetto Draghi-Bianchi potrebbe diventare famoso per i seguenti motivi:

  • scuola in estate (non è chiaro se fino a luglio o ad agosto);
  • scuola anche nei weekend;
  • scuola anche di pomeriggio.

Le parole di Draghi, tuttavia, non sono rivolte alla situazione in generale, bensì prospettano delle soluzioni di recupero mirate per le singole scuole. I calendari, dunque, dovrebbero essere stabiliti in collaborazione con le Regioni che li adotteranno in base alle loro reali esigenze.

Scuola in estate: le reazioni

Le reazioni e il malcontento, che già si erano fatte sentire quando queste tesi erano solo ipotesi, tornano alla ribalta diventando specchio di un comune disaccordo diffuso tra docenti e studenti. Molti sollevano dei dubbi sull'effettiva possibilità di concretizzare il progetto "scuola in estate", adducendo le seguenti argomentazioni:

  1. a giugno si svolgeranno gli esami di licenza media;
  2. fino a metà luglio si terranno gli esami di maturità.

Lo svolgimento di queste procedure richiede l'impegno attivo dei docenti e pone l'interrogativo sull'adeguatezza dell'organico a disposizione delle scuole. Da non sottovalutare, poi, è il fattore climatico. Il premier ha indicato che le scuole con più bisogno di recupero sono quelle del Mezzogiorno che, si da il caso, siano quelle in cui le fa più caldo in estate. Sono molti a domandarsi, in queste condizioni, come potrebbe essere possibile mantenere le scuole aperte e rispettare le misure di sicurezza, cosa di per sè già difficile in condizioni "normali". L'obbligo di far indossare la mascherina anche al banco ai ragazzi di età superiori a 6 anni sembrava una barbarie già a gennaio, in agosto potrebbe essere percepita da genitori e alunni come un atroce e abominevole tortura.

Una soluzione al caldo potrebbe essere l'istallazione di condizionatori d'aria nelle classi, che potrebbero essere finanziati con i fondi del Recovery plan, è vero. Tuttavia, la ristrettezza dei tempi fa sembrare tutto ciò un'utopia in quanto:

  1. Prima dovrebbero arrivare i fondi;
  2. Poi dovrebbero essere acquistati i climatizzatori;
  3. Per ultimo si dovrebbero aspettare i tempi di installazione.

In ogni caso, aspettiamo con ansia di conoscere quali siano i progetti concreti del Nuovo Ministero dell'Istruzione, convinchi che quest'anno il tormentone dell'estate sarà proprio la scuola.

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