11 Ottobre 2021 News Commenti

Pensioni: nel 2022 previsti circa 300 euro in più per chi riceve 1500 euro al mese

Arriva una bella notizia per tutti i pensionati: da gennaio 2022 dovrebbero scattare gli aumenti previdenziali, a fronte dell'aumento del costo della vita in relazione alla crescita economica avvenuta durante la seconda metà dell'anno.

Gli importi previsti non saranno uguali per tutti, ma varieranno in base alla fascia di appartenenza di ogni singolo pensionato. Secondo le ultime stime, l'aumento dovrebbe corrispondere a circa 300 euro lordi l'anno per chi, attualmente, incassa intorno ai 1500 euro al mese; ciò vuol dire che, il ricevente, vedrà aumentare la propria pensione di circa 25 euro al mese lordi già dall'inizio del nuovo anno.

La novità ha come obiettivo la compensazione dell'incremento dei prezzi che, secondo le rilevazioni dell'Istat, corrisponde a un tasso di inflazione dell'1,7%, dato che difficilmente tenderà a scendere.

A un primo aumento, anche se solo dello 0,5%, si era assistito nel 2020 ma nel 2021, a causa dello scoppio della pandemia, non c'è stato alcun cambiamento. Proprio per questo, il 2022 sarà sicuramente più generoso e attento: l'aumento verrà calcolato seguendo un metodo di perequazione deciso dal Governo che, in linea di massima, dovrebbe rivelarsi più vantaggioso per ciascun pensionato dato che le decurtazioni del tasso di rivalutazione di applicano solo sulle quote di assegno superiori a determinate soglie.

Pensioni scuola, la domanda può essere presentata entro il 31 ottobre

La domanda di pensione deve pervenire all'INPS entro e non oltre il 31 ottobre, seguendo queste modalità:

  • Presentazione della domanda online tramite sito dell'Istituto e previa registrazione;
  • Presentazione della domanda tramite Contact Center Integrato, al numero 803164;
  • Presentazione della domanda in via telematica tramite assistenza gratuita da parte del Patronato.

Il termine ultimo vale anche per coloro che, possedendo i requisiti per la pensione anticipata (quindi, 41 anni e 10 mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini) e non avendo ancora compiuto 65 anni, chiedono che il rapporto di lavoro a tempo parziale sia trasformato in contestuale attribuzione del trattamento pensionistico, purché sussistano le condizioni previste dal decreto 29 luglio 1997, n. 331 del Ministro per la Funzione Pubblica.

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