27 Maggio 2019 News Commenti

Regionalizzazione della scuola pubblica: cos'è, quali regioni, cosa comporta, pro e contro

Nell'ultimo periodo il mondo della scuola è stato scosso da una proposta di alcune regioni: la regionalizzazione della scuola pubblica.
Vediamo di cosa si tratta, cosa comporta e quali saranno le eventuali conseguenze.

Regionalizzazione Scuola cos'è e quali regioni l'hanno proposta

Tutto è partito dalle seguenti regioni:

  • Veneto;
  • Lombardia;
  • Emilia Romagna;

che hanno pensato proporre di regionalizzare la scuola, per gestirla in base delle risorse economiche proprie del territorio.
La proposta ha creato le reazioni più disparate, da un lato c'è il mondo dei docenti e dei maggiori sindacali che si occupano di tutelare il diritto all'istruzione scolastica, dall'altro c'è il Ministro Salvini che si è puntualmente detto favorevole a tale provvedimento.
In ogni caso, in data 14 febbraio il governo ha dato il suo benestare alle bozze per decretare l'autonomia delle tre regioni di cui sopra.

Cosa prevede?

La regionalizzazione della scuola prevede la differenziazione dell'intera organizzazione scolastica su base scolastica, nel dettaglio le 3 regioni chiedono di:

  • differenziare la programmazione, l'offerta formativa e i percorsi di alternanza scuola-lavoro;
  • disciplinare autonomamente l'assegnazione di contributi alle istituzioni scolastiche paritarie;
  • regionalizzare i fondi statali per il diritto allo studio, anche universitario;
  • regionalizzare il trattamento economico del personale scolastico.

In altre parole, la proposta sembra voler creare sistemi scolastici differenziati, basati sulle risorse economiche delle singole Regioni e senza tener conto del principio dell'unitarietà dell'istruzione.

Cosa Comporta la regionalizzazione? pro e contro

Se la proposta attuale diventasse legge, non è difficile intuire il dislivello e la frammentarietà che si verrebbe a creare.
Ci sarebbero conseguenze e disparità che secondo i maggiori sindacati sono a dir poco incostituzionali.
Nello specifico coloro che si dichiarano contro la regionalizzazione sono:

  • Flc-Cgil;
  • Cisl-Scuola;
  • Uil-Scuola;
  • Snals;
  • Gilda;
  • Cobas;
  • Unicobas;
  • parecchie associazioni di docenti e studenti;

Ad essere incostituzionale, secondo questi soggetti, sarebbe il conseguente squilibrio netto tra le aree regionali del territorio, sarebbe come una secessione delle regioni più ricche che non assicurerebbe più lo stesso diritto allo studio in tutto lo stivale, né lo stesso trattamento ai docenti.
Nello specifico l'accusa di incostituzionalità è mossa contro i seguenti aspetti:

  • differente inquadramento contrattuale degli insegnanti, su base regionale invece che a livello nazionale;
  • diversi criteri di reclutamento e meritocrazia della classe docente;
  • differenziazione degli standard qualitativi dell'istruzione;
  • percorsi educativi diversificati.

In pratica la scuola smetterebbe di svolgere una funzione di educazione unitaria e uniforme in tutto lo stato, facendo di fatto crollare il principio di uguaglianza e di pari opportunità di cui si parla nel dettato costituzionale agli articoloi 33 e 34, in favore di ragioni economiche,

Regionalizzazione: il no degli insegnanti

Scendiamo ora nel dettaglio dei docenti italiani che hanno fatto fronte comune davanti a questa proposta, dando vita ad una protesta che ha portato alla raccolta di circa 20.000 firme online contro tale provvedimento.
Gli insegnanti contestano maggiormente la diversificazione delle spese destinate a scuola e la disparità di stipendio che si verrebbe a creare.
Molti sono i tumulti e i malcontenti, e già si parla di sciopero generale e unitario organizzato per il 17 maggio 2019.

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