02 Aprile 2021 News Commenti

Scuole aperte anche in zona rossa senza deroga alle Regioni. Per Galli è sbagliato

Dopo Pasqua tutta l'Italia sarà divisa tra zona rossa e zona arancione, niente zone gialle fino al 30 di aprile. Tuttavia nonostante negozi, bar e ristoranti rimarranno chiusi, il Governo Draghi afferma che le scuole rimarranno aperte. Le lezioni si svolgeranno in presenza fino alla prima media e non sarà concessa alle regioni la possibilità di intervenire con misure più restrittive di quelle indicate dal governo.

Ecco cosa dice a riguardo la bozza del decreto:
Dal 7 aprile al 30 aprile è assicurato in presenza sull'intero territorio nazionale lo svolgimento dei servizi educativi per l'infanzia dell'attività scolastica e didattica dell'infanzia, della scuola primaria e del primo anno di frequenza della scuola secondaria di primo grado. La disposizione di cui al primo periodo non può essere derogata da provvedimenti dei presidenti delle Regioni e delle province autonome" Didattica in presenza dal 50 al 75%, dunque, con possibilità da parte del Governo di introdurre misure per alleggerire le restrizioni con l'obiettivo di far tornare in classe quanti più alunni possibili. Dal lato finanziario, secondo quanto dichiarato dal Ministero dell'Istruzione, le scuole potranno essere messe in sicurezza con i fondi del Decreto ristori e ciò contribuirà a facilitare il ritorno in presenza.

Sulla carta si tratta di un piano tecnicamente funzionale, ma dal fronte "medico-scientifico" si leva una voce contraria a tutto ciò: Massimo Galli, direttore del reparto malattie infettive dell'ospedale sacco di Milano. L'infettivologo giudica la decisione del governo come "profondamente sbagliata", in quanto è difficile pensare di poter contenere l'infezione da Covid 19 quando ad andare a scuola in presenza sono alunni non vaccinati, rendere sicure le scuole con i 150 milioni del Decreto Ristori potrebbe non bastare.

Galli, a supporto della sua tesi, cita altri casi simili verificatisi in Europa. In Francia, ad esempio, era stata presa una scelta simile, scelta di cui poi il governo francese si è pentito ritornando sui suoi passi. Viene citato anche il caso dell'Inghilterra, in cui le scuole sono state chiuse proprio nel momento in cui la campagna vaccinale era più attiva.

Ci auguriamo, come Galli, che da questa scelta del governo non derivino gravi conseguenze e ritardi sul processo di contenimento della pandemia.

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