19 Luglio 2021 News Commenti

Vaccini a scuola: tra indecisi, no vax e ipotesi di obbligo vaccinale per docenti e ATA

Siamo a metà luglio, mancano due mesi all'inizio del nuovo anno scolastico, il terzo in compagnia del Covid 19, ma il bollettino del governo sull'andamento della pandemia sottolinea un dato molto triste: 221.354 lavoratori della scuola non si sono sottoposti alla vaccinazione. Le percentuali cambiano di regione in regione, ma tra le fila del personale docente e non docente la diffidenza nei confronti del vaccino si diffonde a macchia d'olio.

Fino a qualche settimana fa potevamo parlare di "indecisi" che, spaventati da possibili reazioni allergiche alla somministrazione, non avevano ancora fatto il primo passo ma oggi, a distanza di giorni, quella che poteva passare per semplice indecisione inizia a manifestarsi come un NO deciso.

Sicuramente il numero crescente di fake news ha influenzato in maniera negativa il personale scolastico (e non solo) e il fatto che il governo non abbia avuto una posizione univoca nella gestione della campagna vaccinale ha contribuito indirettamente a dare credibilità alla disinformazione diffusa sul web e all'affermazione delle idee no vax anche tra le fila del personale scolastico.

Alla luce di questi dati il CTS chiede il Green Pass per i lavoratori della scuola, specie per gli addetti alle mense che servono i pasti agli studenti. Ma c'è anche chi va oltre, come il virogologo Fabrizio Pregliasco che, in un'intervista in TV, dichiara che è lecito pensare a disporre l'obbligo vaccinale per il personale scolastico così com'è stato fatto per il personale sanitario, in quanto i docenti e gli ATA non vaccinati sono maggiormente esposti al rischio di infezione, specie se si tratta della variante Delta, la quale potrebbe mettere a rischio anche i giovani.

Insomma, senza immunizzazione, le misure attuate fino ad adesso, ovvero distanziamenti e mascherina anche al banco, potrebbero non bastare a garantire una riapertura della scuola in sicurezza e, visti i risultati delle Prove Invalsi, un terzo anno in DAD avrebbe degli effetti catastrofici sull'istruzione degli studenti. La scelta ora spetterà al Governo Draghi.

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