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 Dopo il 31 marzo sembra destinato a finire lo stato di emergenza. Ecco come dovrebbero cambiare le regole di sicurezza a scuola. it-IT Editoriale 2022-02-24T17:10:40+01:00
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Fine stato di emergenza. Come cambia la scuola dopo il 31 marzo

 Dopo il 31 marzo sembra destinato a finire lo stato di emergenza. Ecco come dovrebbero cambiare le regole di sicurezza a scuola.

Redazione Universo Scuola
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Il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha deciso: stop allo stato di emergenza da dopo il 31 marzo. Dopo due anni e due mesi si prospetta quindi un ritorno alla "Normalità".
Cosa comporterà di preciso questa misura è ancora tutto da vedere. Quello che è sicuro è che ogni aspetto della vita politica e sociale andrà incontro a dei cambiamenti. Non fa eccezione il mondo della scuola e dell'istruzione.

Fine stato emergenza e scuola. I cambiamenti previsti

Lo stato di emergenza è stata una misura eccezionale richiesta e istituita dall'allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte, col fine di contrastare la diffusione del Covid-19 permettendo al governo interventi rapidi e tempestivi.

Terminando il 31 marzo, si prospettano cambiamenti e graduali ritorni verso la normalità. Anche la scuola ne sarà ovviamente interessata.

Verrà meno anche la possibilità del governo e della protezione civile di intervenire secondo poteri straordinari, in deroga alle leggi vigenti. Rimangono aperti gli accordi riguardo l'organizzazione del lavoro da remoto.
Tra le varie cose, si assisterà alla fine della didattica a distanza e all'abolizione del sistema di colori e dell'obbligo di mascherina all'aperto.

La scuola tornerà dunque simile a quella che era prima dell'avvento della pandemia. Una scuola aperta per tutti, senza mascherine Ffp2 in aula, né tantomeno negli spazi aperti.

Fine stato di emergenza e vaccini

Al momento sembra destinato a permanere l'obbligo vaccinale per i docenti come introdotto il 15 dicembre 2021 con il DL 172/2021. Fino al 15 giugno inoltre rimane ancora attivo anche l'obbligo vaccinale per gli over 50.
Cambia piuttosto la gestione della campagna vaccinale, da nazionale a regionale. Probabile la fine dei lavori di tutti i vari hub messi in piedi in questi mesi per velocizzare l'immunizzazione. Sarà dunque compito dei medici curanti, dei pediatri e delle strutture ospedaliere procedere con le somministrazioni dei vaccini.

L'opinione di Valeria Fedeli. Dopo il 31 marzo, un ritorno graduale alla normalità

Sull'argomento si è espressa l'ex ministra dell'Istruzione Valeria Fedeli, puntualizzando come di fatto ancora non ci siano certezze su quelli che saranno i provvedimenti presi o annullati dopo la data limite del 31 marzo.
Se da una parte è vero infatti che lo stato di emergenza non sarà prorogato, a meno di improbabili ripensamenti, non è detto che non rimanga qualche misura residuale per garantire la sicurezza negli ambienti scolastici.

Non si tratta infatti secondo Fedeli di una situazione paragonabile a quella di una riapertura, in quanto la scuola è in fin dei conti già aperta. Semmai devono essere adottate quelle misure tali da garantire l'accompagnamento della scuola fuori dalla situazione emergenziale.

Mantenere le scuole aperte potrebbe dunque implicare la permanenza di qualche misura per evitare che i contagi possano riaumentare, indipendentemente dal fatto che ci sia o no uno stato di emergenza in corso: una decisione in ogni caso, che richiede un ampio dibattito e armonia da parte di tutti gli attori politici coinvolti.

La scuola e il Pnrr

I fondi stanziati nell'ottica del Pnrr sono uno strumento fondamentale per questo processo di graduale ritorno alla normalità.

Secondo Fedeli infatti questa volta si ha a disposizione una grande liquidità per programmare investimenti sulla sicurezza che non siano solo correttivi, ma bensì a lungo termine.

Serve dunque una strategia per mettere in sicurezza la scuola una volta che non c'è più da fronteggiare una situazione di emergenza in corso, così da garantirne la stabilità futura.

Niente sprechi o soluzioni provvisorie o minimali, ma investimenti strutturali concreti e progettuali che coinvolgano non solo la scuola, ma tutto il territorio. Un modo, secondo l'ex ministra, di raccogliere i frutti di quanto la pandemia ha dolorosamente insegnato.

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