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Non mancano le polemiche per il nuovo decreto Covid approvato dal Consiglio dei Ministri: per la Lega (e non solo) la quarantena per gli studenti non vaccinati è discriminazione. it-IT Editoriale 2022-02-03T15:14:57+01:00
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Quarantena soltanto per gli studenti non vaccinati: nuove polemiche sul decreto Covid

Non mancano le polemiche per il nuovo decreto Covid approvato dal Consiglio dei Ministri: per la Lega (e non solo) la quarantena per gli studenti non vaccinati è discriminazione.

Redazione Universo Scuola
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Con la decrescita della curva dei contagi da Covid, sono generalmente positive le reazioni delle varie forze politiche alla bozza approvata dal Consiglio dei Ministri.

Su un punto però si è anche spaccata la maggioranza, con i ministri della Lega che non hanno votato il nuovo decreto del Governo.

Vediamo nello specifico cosa è successo.

Quarantena solo per i non vaccinati: la novità della bozza approvata dal CdM

La questione riguarda, come spesso abbiamo evidenziato nelle settimane scorse, il ricorso alla quarantena e alla didattica a distanza. Se le vecchie regole infatti prescrivevano quarantena e DaD per 10 giorni, pur con qualche modifica in tempi recenti, adesso le cose cambieranno. Queste le novità:

  • la durata della didattica a distanza passa da 10 a 5 giorni;
  • nella scuola primaria si andrà in DaD soltanto con 5 positivi in classe;
  • andranno in quarantena soltanto gli studenti non vaccinati, mentre quelli vaccinati potranno proseguire la didattica in presenza con mascherine FFP2.

Proprio l'ultimo punto è quello che ha diviso la maggioranza di Governo, con il voto contrario della Lega e i dubbi del Movimento 5 Stelle.

Il fronte del Sì alle nuove norme: tutti i ministri d'accordo con il Governo, tranne la Lega

Il primo a commentare il voto in Consiglio dei Ministri è stato proprio il suo Presidente, Mario Draghi. Il Premier si è infatti detto comprensivo verso le perplessità espresse da alcuni, ma ha ribadito la necessità di una distinzione tra vaccinati e non vaccinati anche a scuola.

Per il Ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi, serve cautela ma la direzione è quella di una nuova normalità. L'idea è condivisa anche dalla Ministra per le Pari Opportunità Elena Bonetti, che si concentra su come il nuovo decreto sia un passo verso il futuro.

Nella scelta fra didattica in presenza e DaD, il Governo vuole quindi mettere la scuola in condizione di preferire la prima, quando possibile. Un'idea resa chiaramente dal Ministro della Salute Roberto Speranza, secondo cui:
"Non c'è nessuna discriminazione, i vaccini sonno davvero lo strumento fondamentale che ci sta permettendo di aprire una fase nuova e di piegare la curva dei contagi senza misure restrittive generalizzate nella vita delle persone."
I membri del Governo fanno quadrato rispetto alle decisioni prese con l'ultimo decreto approvato in Consiglio dei Ministri. Ma il plauso non arriva da tutte le forze politiche e le istituzioni.

Il fronte del No: presidenti di regione e Lega contrari al decreto

Il dissenso della Lega non si è espresso soltanto nella seduta del Consiglio dei Ministri. Molti esponenti del partito, fra cui anche il Sottosegretario all'Istruzione Rossano Sasso, accusano il Governo di aver creato divisioni e discriminazioni fra gli studenti.

I Governatori regionali della Lega affidano invece a un comunicato stampa il loro parere sui provvedimenti previsti dal decreto. Pur riconoscendo la volontà dell'esecutivo di recepire le indicazioni degli enti locali,
"Dispiace tuttavia che sia stata introdotta la differenziazione tra i bambini vaccinati e quelli non vaccinati, perché questo rappresenta un'ingiusta separazione tra i più piccoli."
E la pensano allo stesso modo anche le deputate e i deputati del Movimento 5 Stelle in Commissione Cultura. Va benissimo la scelta di ridurre i giorni di quarantena, nonché la diminuzione dei tamponi necessari, che passano da T0 e T5 a un singolo T3.

Unico dubbio degli onorevoli del M5S:
"Penalizzare i più piccoli per le scelte compiute dai loro genitori è sbagliato e fa segnare un pericoloso passo indietro nell'impegno a garantire il più possibile il diritto all'istruzione in presenza."

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