02 Gennaio 2023 News Commenti

Regionalizzazione scuola: l'opposizione e i sindacati temono possibili squilibri

Si torna a parlare di regionalizzazione. Scuola con regole di autonomia differenziata da regione a regione: è questo l'obiettivo dichiarato dai ministri degli Affari regionali e le Autonomie e dell'Istruzione, rispettivamente Roberto Calderoli e Giuseppe Valditara.
La regionalizzazione della scuola ha incontrato il favore di molti governatori delle regioni del nord. L'interesse della Lega, e quindi del governo tutti, è dunque quello di realizzare il progetto di autonomia regionale entro l'anno corrente.

Regionalizzazione scuola: cos'è e perché la Lega spinge per realizzarla

La regionalizzazione della scuola è da molto tempo un pallino della Lega. Il Carroccio spinge infatti da sempre a una maggiore autonomia delle regioni in vari ambiti, nonostante le tante contestazioni sempre ricevute. Secondo il partito di Matteo Salvini infatti la regionalizzazione della scuola è un provvedimento che favorirebbe il progresso delle regioni più virtuose. Non concederla significa impedire il loro sviluppo, adeguandolo alle regioni da questo punto di vista meno efficienti.

Ma cosa comporterebbe davvero la regionalizzazione scuola? Quello che ci si può aspettare è innanzitutto un'offerta formativa più variegata nelle esperienze offerte, Pcto incluso. Le risorse verrebbero infatti gestite direttamente dalle scuole, pubbliche e paritarie, e degli uffici scolastici.

La cosa non finirebbe qui. Maggiore autonomia scolastica, significa anche differenza negli iter di reclutamento, dal concorso alla formazione iniziale, con anche la possibilità di nuovi vincoli. Stesso discorso per l'aspetto contrattuale e retributivo. Infine, la regionalizzazione della scuola impatterebbe anche le regole di mobilità di tutto il personale scolastico.

Un concreto rischio di disparità

Nonostante le motivazioni della Lega, la regionalizzazione della scuola è sempre stata vista come una possibile causa di disparità tra le regioni. Secondo i sindacati inoltre, una differenziazione nel sistema di valutazione andrebbe contro lo stesso principio di unitarietà dell'istruzione pubblica. Se così fosse, si andrebbe a creare un gap tra gli studenti in base alla regione d'appartenenza, con competenze sviluppate e valutate diversamente in base allo stato di salute della regione.

La differenza negli stipendi a seconda del territorio andrebbe a rafforzare ulteriormente questo gap, andando anche in controtendenza con il proposito, più volte dichiarato da Valditara, di valorizzare la figura degli insegnanti anche attraverso una migliore retribuzione.

M5s e Pd contro la regionalizzazione scuola

Le criticità alla regionalizzazione della scuola sono state evidenziate dall'opposizione. Giuseppe Conte, presidente del M5s, ha parlato di un progetto di autonomia scellerato, pronto a spaccare l'Italia a metà e farla correre a due velocità diverse.

Secondo l'ex premier l'autonomia scolastica è l'opposto di quello che una comunità dovrebbe mirare a realizzare. Lo Stato dovrebbe infatti cercare di sostenere i territori più in difficoltà, piuttosto che favorire quelli già più forti. Il rischio è di lasciare sempre più indietro le regioni più deboli.

Dello stesso parere Irene Manzi, responsabile scuola del Pd. Secondo Manzi infatti la regionalizzazione può avvenire solo dopo una corretta definizione dei livelli essenziali delle prestazioni, atti a garantire il diritto universale all'istruzione.

La priorità, secondo Manzi è quindi quella di agire sulla scuola a livello nazionale, nell'interesse degli studenti e delle istituzioni.

Cgil Calabria: la regionalizzazione aumenta le disuguaglianze

Angelo Sposato, segretario generale di Cgil Calabria appoggia l'opposizione. Secondo il sindacato infatti, la proposta di autonomia differenziata andrebbe a dividere il paese, accentuando le disuguaglianze già presenti.

Secondo Sposato, la regionalizzazione così come proposta da Calderoli è infatti altamente svantaggiosa per il Sud, che necessiterebbe invece di investimenti importanti in infrastrutture e risorse per i campi dell'istruzione e della sanità. La speranza del sindacalista è dunque che vengano realizzate misure che possano davvero aiutare il Sud.

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