15 Novembre 2022 News Commenti

Scuola senza voti: l'esperimento del liceo Morgagni. Meno stress e più focus sugli obiettivi

Si torna a parlare di scuola senza voti, dopo che al liceo Morgagni di Roma un'intera sezione ha abolito le votazioni numeriche intermedie. L'esperimento viene esteso ad una sezione dopo che per sette anni ha riguardato una sola classe.
Sistema rivoluzionario o passo indietro, verso una scuola meno competitiva e troppo permissiva? Il dibattito è aperto. Quel che è certo è che l'esperimento non può essere ignorato e, anzi, può essere la chiave per una scuola più inclusiva e al passo coi tempi.

Scuola senza voti: come funziona?

Il liceo Morgagni ha esteso la portata del suo "Esperimento didattico" ad un'intera sezione dopo che nel corso degli ultimi sette anni ha portato al diploma gli alunni di due classi. Ma quali sono le differenze rispetto alla scuola classica?

Al contrario di quanto si può pensare, il liceo Morgagni non ha eliminato i momenti di verifica o interrogazione, ma ha scelto di rinunciare alla valutazione numerica intermedia. In pratica le singole verifiche non vengono valutate con un numero, ma i docenti discutono insieme agli alunni del loro andamento, correggendoli e spronandoli al miglioramento.

Rimangono invece, per motivi normativi, le valutazioni numeriche di fine quadrimestre. Cambia però anche il percorso per arrivarci: non solo infatti le singole verifiche non vengono valutate in maniera classica, ma gli studenti vengono coinvolti in attività didattiche innovative, come lavori di gruppo, peer tutoring o cooperative learning. Grande spazio anche all'autovalutazione, così da trasformare anche il momento della correzione in un'occasione di dialogo e approfondimento.

Nonostante lo scetticismo iniziale dei genitori, i risultati prodotti sono stati ottimi, dato che gli alunni sono riusciti ad accedere alle università più prestigiose, senza alcun gap rispetto ai compagni diplomati seguendo i metodi più classici.

L'esperimento del liceo Morgagni sta ora venendo monitorato da vicino dall'università La Sapienza di Roma.

Va inoltre detto che la scuola romana non è l'unica a seguire questa strada: anche in un istituto della provincia di Firenze si fa così da anni, prioritizzando la valutazione formativa e le rubriche di autovalutazione per lo sviluppo delle competenze.

Perché bisognerebbe proseguire sulla strada della scuola senza voti

La ricezione della scuola senza voti è dunque abbastanza positiva anche in virtù di quelli che sono i suoi obiettivi dichiarati: ridurre l'ansia da prestazione degli studenti, permettendogli di riscoprire il piacere della frequenza scolastica e dell'apprendimento e aiutandoli a inquadrare i propri punti deboli e di forza senza l'ansia del voto.

Ne ha parlato Massimo Gramellini sul "Corriere della Sera", mettendo in luce come la scuola senza voti può fare da contraltare al modello dominante tanto promulgato dai talent televisivi, dove ogni prestazione è fonte di stress e di continuo giudizio. Un modello che premia l'eccellenza mentre condanna all'anonimato tutti coloro che arrivano dopo.

Secondo Gramellini l'abbandono del sistema di votazione classico può ridare alla scuola il suo valore formativo, rendendo meno indigesto l'apprendimento ed evitando che la stessa scuola diventi un semplice esamificio.

Anche un dirigente scolastico intervenuto in merito si è detto entusiasta della sperimentazione, che vuole presto adottare nel suo istituto. Secondo la sua idea infatti il voto è un concetto di per sé limitante, che non certifica poi le possibilità di proseguire con successo la propria carriera professionale o formativa (non sempre infatti gli studenti con voti migliori sviluppano poi le migliori competenze per la vita).

Il voto inoltre diventa l'obiettivo dello studio, creando competizione e portando gli studenti a identificarsi con un numero, quando il campo delle competenze di un individuo è molto più ampio di quello che può essere identificato da una semplice valutazione.

Rimane da capire quanto in futuro la scuola nel suo insieme può allinearsi a questa prospettiva sperimentale. La permanenza del voto di fine quadrimestre tiene infatti in piedi un elemento fondamentale della scuola classica. I docenti dovrebbero inoltre adeguarsi a un nuovo modo di fare didattica e l'esito è ancora tutto da verificare.

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