11 Maggio 2022 Docenti Commenti

Metacognizione: cos'è, a cosa serve, quali sono le metodologie didattiche e i percorsi di apprendimento

Gli ultimi anni hanno visto una progressiva accettazione della metacognizione sia come strumento didattico che come strumento di apprendimento.

In questo approfondimento, vedremo il concetto di metacognizione per quanto riguarda:

  • le metodologie con cui è possibile costruire un processo educativo integrato;
  • le strategie didattiche che gli insegnanti possono utilizzare per migliorare l'apprendimento.

Metacognizione: cos'è e a cosa serve

Termine coniato agli inizi degli anni 70, la metacognizione è un orientamento teorico utilizzato nell'ambito educativo e indica la capacità dei soggetti di sviluppare informazioni su risorse e competenze possedute, così da utilizzarle a proprio vantaggio.

A monte del "sapere qualcosa", la metacognizione si concentra quindi sul "sapere di sapere qualcosa", in modo da definire la consapevolezza che un soggetto ha dei propri processi cognitivi.
Da questo punto di vista, indica la capacità di riflettere su come si apprende qualcosa. Attraverso il distanziamento, la auto-osservazione e la auto-riflessione su se stessi, è possibile quindi conoscere i propri processi cognitivi e dirigerli verso i propri obiettivi.

Va da sé che, considerato lo scopo e la natura della metacognizione, un suo deficit può causare vulnerabilità di tipo affettivo e sociale, con conseguenze come:

  • ridotta comprensione;
  • ridotta capacità di contestualizzare;
  • stato d'animo mutevole.

Per questa ragione, è quindi importante capire come la metacognizione può diventare un utile strumento nell'insegnamento e come può migliorare l'apprendimento.

Metacognizione e apprendimento

Se la metacognizione permette di creare una didattica integrata che associa questo tipo di apprendimento a quello classico, molto dipende dalle metodologie didattiche messe in atto.
Nello specifico, parliamo di:

Si tratta di metodologie che hanno il compito di coinvolgere lo studente e migliorare la sua consapevolezza del proprio processo educativo. Diventando un soggetto attivo dell'apprendimento, lo studente mette in gioco le sue competenze individuali e relazionali e, quindi, se stesso.

Problem solving

Metodologia didattica che insegna a porsi di fronte a questioni e problemi di ogni tipo, il problem solving ha lo scopo di trasformare un disagio in un'opportunità. Per farlo, si suddivide in alcune fasi:

  • problem finding, ovvero la definizione del problema da affrontare;
  • problem setting, in cui si valuta il problema che si ha di fronte;
  • problem analysis, che seziona il problema in parti che possono essere gestite meglio;
  • problem solving, propriamente detta, in cui si eliminano le cause del problema;
  • decision making, ovvero la fase di definizione delle azioni;
  • decision taking, in cui si agisce concretamente per risolvere il problema.

Brainstorming

Termine ormai utilizzato in tantissimi contesti, il brainstorming identifica una pratica comune in cui un gruppo di persone può esprimere liberamente le proprie idee su un tema.
Traducibile peraltro come "tempesta di cervelli", permette di ottenere visioni diverse e diversi punti di vista sulla questione. Inoltre, promuove il pensiero laterale e l'originalità di pensiero.

Role Playing

Letteralmente "giocare di ruolo", il role playing caratterizza un'iniziativa didattica in cui l'obiettivo è permettere l'immedesimazione degli studenti in un determinato contesto.
L'insegnante non dovrà partecipare attivamente al "gioco", a meno che non venga direttamente chiamata in causa. In questo modo, farà vivere ai suoi studenti l'esperienza in modo diretto.

Circle time

Al di là della denominazione anglosassone, il circle time si riferisce a un gruppo di discussione che si effettua disponendosi in cerchio. Si può organizzare su argomenti diversi, e serve a:

  • migliorare la conoscenza reciproca;
  • promuovere la vicinanza emotiva per la risoluzione dei conflitti;
  • creare un clima di mutuo rispetto nella discussione;
  • imparare a discutere insieme, senza prevaricazioni reciproche;
  • sviluppare empatia e abilità comunicative degli studenti.

Peer-to-peer

Come dice il nome stesso peer-to-peer, si tratta di un'interazione fra due studenti con l'obiettivo di svolgere un compito o un esercizio. Non è prevista la presenza dell'insegnante ma soltanto di un tutor da selezionare fra gli altri studenti.
Lo scopo è permettere l'acquisizione di competenze in modo più informale, aspetto che può avere ricadute positive anche nel campo delle relazioni sociali.

Metacognizione e insegnamento: le metodologie didattiche

Da quanto abbiamo visto finora, appare fondamentale il ruolo dell'insegnante nell'avviare e mettere in pratica le metodologie didattiche fondate sulla metacognizione.
I docenti non possono essere quindi dei meri comunicatori del sapere da insegnare, e men che meno durante la didattica metacognitiva.

Al contrario, è fondamentale che riescano a trasmettere ai loro studenti l'importanza della consapevolezza di ciò che stanno facendo, delle competenze in gioco, delle ricadute sul campo sociale e relazionale.
Dal momento che la metacognizione non può e non deve alimentare un processo meccanico, è importante che l'insegnante sappia:

  • contenere i problemi dei suoi studenti;
  • offrire uno stimolo per la stessa didattica metacognitiva;
  • invitare lo studente a riflettere sulle proprie modalità di apprendimento;
  • gestire e organizzare le informazioni.

Da questo punto di vista, la metacognizione può risultare fondamentale anche per il processo educativo degli alunni con disabilità. I tempi didattici più dilatati consentono infatti di riflettere su tutte le fasi del lavoro, sulle loro motivazioni e sugli sviluppi attesi.

Queste sono le principali strategie per una didattica metacognitiva da parte dell'insegnante:

  • strategie di selezione, che si concentra sulla scelta delle informazioni rilevanti e sulla loro presentazione;
  • strategie organizzative, in cui si procede all'organizzazione logica delle informazioni, per esempio attraverso mappe concettuali;
  • strategie di elaborazione, che si occupa della creazione di collegamenti fra informazioni;
  • strategie di ripetizione, in cui si dà importanza ai processi di memorizzazione già durante la spiegazione in classe.

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