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Approfondiamo la didattica emotiva, un metodo d’insegnamento che mette al centro le emozioni degli studenti, il loro riconoscimento e la loro gestione. it-IT Editoriale 2022-07-14T10:26:59+02:00
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Per una scuola che educhi alle emozioni: l’importanza della didattica emotiva

Approfondiamo la didattica emotiva, un metodo d’insegnamento che mette al centro le emozioni degli studenti, il loro riconoscimento e la loro gestione.

Redazione Universo Scuola
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Mentre la tradizionale didattica è generalmente intesa come una trasmissione di conoscenze e saperi, esistono metodologie alternative che propongono paradigmi di insegnamento differenti.

La didattica emotiva rientra tra queste e, come lascia intendere già il suo nome, mette al centro del progetto d'insegnamento l'alunno e le sue emozioni, reputate fondamentali per il successo del suo percorso di apprendimento.

Come le emozioni possono influenzare l'apprendimento

La didattica emotiva (o emozionale) riabilita il ruolo delle emozioni nei processi di apprendimento. Mentre infatti per molto tempo le emozioni sono state reputate superflue, se non addirittura ostacolanti, i recenti studi neuroscientifici hanno di molto rivalutato la loro importanza nel nostro imparare nuove conoscenze.

Lo stato emotivo degli studenti non è, insomma, soltanto un trascurabile particolare, o qualcosa da cercare di bypassare (si pensi alla gestione dell'ansia prima di un compito o un'interrogazione) ma bensì un fattore fondamentale nel determinare la loro posizione nei confronti:

  • dell'insegnante;
  • della scuola;
  • dell'apprendimento in generale.

È qualcosa che dopotutto sperimentiamo ogni giorno nelle nostre vite: di fronte a un compito da portare a termine o un avvenimento, le nostre emozioni determinano cambiamenti fisiologici e psicologici che fanno si che ci poniamo in una determinata maniera di fronte a quello che sta accadendo. La sfera emotiva coinvolge infatti non solo un'ampia area del cervello ma il soggetto nella sua interezza.

La didattica emotiva mira dunque a ottimizzare l'apprendimento degli studenti lavorando anche sulla loro condizione emotiva: non conta solo ciò che si impara, ma anche come lo si impara.

L'emozione è dopotutto parte fondamentale della motivazione, infatti le emozioni positive rafforzano:

  • la voglia di imparare;
  • l'attenzione;
  • la capacità di mettere in pratica quanto appreso;

viceversa le emozioni negative favoriranno dimenticanze e mancanze di attenzione, ponendo lo studente in uno stato poco performante di fronte ai compiti assegnati.

La didattica emotiva, tra emozione, memoria e cognizione

Facciamo un passo avanti. Quando si parla di didattica emotiva non ci si limita a considerare anche le emozioni, come qualcosa di contrapposto ai processi cognitivi responsabili dell'apprendimento. Avere un approccio emotivo alla didattica significa partire dal presupposto che ogni processo cognitivo sia imbevuto di emotività. Si dice infatti che tutti noi ricordiamo dove eravamo la sera della vittoria dei Mondiali o, purtroppo, l'11 settembre 2001. Questo accade perché ogni momento della nostra vita ha un sostrato emotivo e nel momento in cui viviamo una forte emozione tenderemo a ricordare quante più cose possibili associate ad essa.

Questo fenomeno prende il nome di flashbulb, ovvero un ricordo particolarmente vivido associato ad un momento emotivamente molto intenso: in altre parole più forte è l'emozione vissuta, più è probabile che si trasformi in un ricordo ben fissato nella memoria. Le neuroscienze forniscono la conferma fisiologica di quanto appena detto: amigdala e ippocampo, due aree cerebrali particolarmente collegate alla sfera emotiva, si attivano in sinergia anche durante i processi mnemonici che portano alla formazione dei ricordi. Tra memoria ed emozione sembra dunque esserci un forte legame che trova riscontro nell'esperienza di tutti i giorni: se insomma ricordiamo con più facilità ciò che ci provoca un'emozione, perché non basare la didattica su questo?

Il legame tra emozioni, attenzione e ricompensa nella didattica emotiva

Sempre grazie agli studi neuroscientifici è oggi noto il ruolo della produzione di dopamina nei meccanismi di ricompensa. Quando compiamo un'azione che porta ad un esito positivo si attiva quello che in gergo viene chiamato "Circuito dei reward", che produce appunto dopamina.

Questo spiega perché siamo portati a ripetere azioni ed esperienze che ci gratificano, facendoci stare bene. L'emozione ha in questo chiaramente un ruolo fondamentale, in quanto è proprio l'aspetto emotivo a spingerci a ricercare la gratificazione che non esisterebbe di fronte ad un'esperienza neutra.

Ricompensare lo studente diventa allora uno step fondamentale che funge anche da motivazione ulteriore per impegnarsi nello studio.

Contenuti emotivamente rilevanti per il soggetto vanno inoltre a rafforzare i meccanismi di attenzione. Le emozioni funzionano come una sorta di guida per orientarsi attraverso il flusso cognitivo, "Marchiando" le informazioni più importanti.

Stupire lo studente per facilitare l'apprendimento

Tra le emozioni più importanti e rilevanti nella vita quotidiana di ogni essere umano c'è sicuramente la sorpresa, la reazione tipica di fronte ad avvenimenti nuovi o inaspettati. Un'area del nostro cervello (il locus coeruleus) è infatti particolarmente sensibile a esperienze mai sperimentate prima e reagisce rilasciando dopamina che facilita la formazione di ricordi.

In questo senso la didattica emotiva deve basarsi sulla ricerca del nuovo, con metodologie mai banali e che sfuggono dalla ripetitività per fornire agli studenti stimoli sempre nuovi, capaci di facilitare la memorizzazione degli argomenti proposti.

Quanto detto finora fa parte di un disegno più ampio che il docente deve tenere a mente: sorprese, gratificazioni e senso di novità sono quindi tutti fattori che contribuiscono a rendere un'esperienza didattica più interessante e i suoi contenuti più facilmente memorizzabili.

Combattere le difficoltà scolastiche con la didattica emotiva

Tutte queste nozioni devono servire al docente per sperimentare una didattica emotiva che possa evitare, o quantomeno combattere, le difficoltà scolastiche. Quello che possiamo chiamare il "Sé scolastico" di ogni studente è infatti il risultato di esperienze didattiche e rapporti umani all'interno e all'esterno della classe.

Se l'esperienza di apprendimento che accompagna l'acquisizione dei contenuti oggetto di studio si connota negativamente da un punto di vista emotivo, allora lo studente vivrà male il rapporto con la scuola. Questo avrà ripercussioni sul suo percorso formativo, a volte minando seriamente le sue potenzialità.

Molto spesso le difficoltà nell'apprendimento vengono in fretta e furia racchiuse all'interno della macrocategoria dei DSA (Disturbi Specifici dell'Apprendimento) ma in realtà non si considera che molte di esse possono essere legate a contesti emotivi negativi.

Il fenomeno si è tra l'altro intensificato negli ultimi anni, quando la pandemia di Covid 19 ha influenzato negativamente l'esperienza scolastica di tutti gli studenti.

Nel caso in cui poi sia presente davvero un DSA, si pensi alla dislessia ad esempio, l'aspetto emotivo assume un aspetto ancora più rilevante: un bambino dislessico che non riesce a leggere e non viene adeguatamente aiutato, proverà emozioni di frustrazione e vergogna, marchiando negativamente l'esperienza della lettura e rimanendo ulteriormente indietro.

La "Warm Cognition" e l'importanza delle emozioni nella classe

La recente teoria neuroscientifica che ha posto le emozioni al centro dei percorsi di apprendimento si chiama "Warm cognition" (Cognizione calda). Nell'ambito della didattica emotiva si traduce nel cercare di creare un'atmosfera il più possibile rilassata, priva di stress e piena di rinforzi positivi all'apprendimento.

Per realizzare una didattica emotiva serve innanzitutto conoscere le emozioni. In questo senso gli insegnanti devono essere, oltre che competenti a riguardo, dei facilitatori, promuovendo l'empatia e l'ascolto tra e con i ragazzi.

Non è un caso che l'insegnante più amato sia quello più capace di intessere un rapporto umano con gli studenti e che questo porti spesso a un rendimento maggiore degli stessi.

Viceversa un insegnante annoiato, frustrato o privo di motivazioni, contribuirà a creare un ambiente negativo, dove l'assenza di emozioni positive renderà più difficile l'apprendimento, l'attenzione e la capacità di memorizzare i saperi.

È quindi importante che l'insegnante sposti il suo focus dal risultato all'apprendimento e alle sue modalità. Questo si traduce in una maggiore tolleranza degli errori e un'attenzione superiore ai processi che portano all'apprendimento, evitando di trasformare le mancanze degli studenti in episodi negativi o irreparabili.

Didattica emotiva: come realizzarla in classe? Alcuni spunti

La didattica emotiva si deve dunque basare su un approccio che, sin dai primi gradi di istruzione, metta in primo piano le emozioni. Lavorando con i bambini più piccoli è opportuno costruire un vero e proprio alfabeto emotivo, che permetta ai giovanissimi studenti di imparare a riconoscere le emozioni e a parlarne, per prendere coscienza del loro ruolo.

La consapevolezza emotiva è dopotutto una "Soft skill" fondamentale per svolgere correttamente qualsiasi attività professionale, specie se questa richiede la collaborazione con altri esseri umani.

Il docente deve quindi essere il primo a fare entrare le emozioni all'interno della classe, andando oltre il semplice ruolo di divulgatore di nuovi saperi. La pandemia ad esempio diventa in questo senso un'opportunità per dialogare apertamente sulle emozioni da essa provocate.

Da un punto di vista didattico l'insegnante può anche optare per un approccio innovativo che si slega dal classico libro di testo, per favorire modalità più stimolanti tramite canali di apprendimento alternativi e non convenzionali (video, musica, esperienze…). La sorpresa e le emozioni positive generate da questi approcci possono infatti facilitare l'apprendimento degli studenti.

Infine può essere utile per l'insegnante livellare, almeno un po', la gerarchia asimmetrica che solitamente caratterizza il rapporto con gli studenti. Una relazione più sintonica, con studenti e docenti sullo stesso livello, contribuisce infatti ad abbattere stati emotivi ansiosi o negativi, evitando di associare ad essi l'esperienza scolastica.

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