22 Ottobre 2018 Formazione e Tirocinio Commenti

La figura dell’Educatore Professionale nelle scuole: chi è e cosa fa?

Nelle scuole gli alunni svantaggiati possono contare sul supporto dell'insegnante di sostegno, tuttavia esiste un'altra figura che svolge un ruolo di fondamentale importanza per loro effettuato un lavoro di assistenza specialistica: l'educatore professionale.
Quest'oggi andremo a scoprire qual è la definizione di educatore professionale, quali sono le sue mansioni, e i requisiti che servono per diventarlo.

Chi è l'Educatore Professionale: ecco la definizione

La figura dell'educatore professionale nella scuola, per definizione, si distingue per il suo lavoro che consiste nel recuperare, reinserire e far integrare socialmente allievi con difficoltà come:

  • soggetti provenienti da situazioni di disagio;
  • soggetti portatori di handicap psichici o fisici;

Ma per delineare meglio qual è il suo ruolo all'interno dell'istituzione scolastica non possiamo prescindere dal descrivere i suoi compiti.

Cosa fa l'educatore professionale

Svolgere il ruolo dell'educatore professionale scolastico porta spesso a confrontarsi con situazioni e problematiche complesse, integrando la propria attività a quelle di:

  • psicologi;
  • assistenti sociali;
  • insegnanti di sostegno;
  • docenti;
  • personale ATA;

prestando particolare attenzione a non sovrapporre e confondere compiti e funzioni ma puntando a valorizzare i diversi ambiti di competenza.
Nello specifico i compiti e le funzioni dell'educatore consistono nel:

  • Collaborare alla redazione e all'aggiornamento del Piano Educativo Individualizzato;
  • Programmare, realizzare e verificare interventi integrando l'attività didattica ed educativa dei docenti, collaborando con docenti curriculari e di sostegno;
  • Supportare l'alunno promuovendo strategie finalizzate allo sviluppo della sua persona e della sua autonomia;
  • Favorire la socializzazione all'interno della classe puntando sulla cultura dell'inclusione;
  • Effettuare interventi collaborando con enti pubblici e privati, in coerenza con quanto stabilito nel PEI;
  • Collaborare con le famiglie promuovendo relazioni e confronti efficaci;
  • Realizzare progetti di alternanza scuola-lavoro e progetti ponte per l'uscita dal percorso scolastico.

Requisiti, Qualifica e Titoli di Studio

I requisiti per diventare educatore sono stabiliti dalla legge 205 del 27 dicembre 2017, la quale al comma 596 sancisce che la qualifica di educatore professionale socio-sanitario viene attribuita a chi consegue il diploma di laurea abilitante di un concorso di laurea della classe L/SNT2.

Il comma 597 aggiunge che in via transitoria la qualifica può essere acquisita dai soggetti in possesso di uno dei seguenti requisiti:

  • inquadramento nei ruoli delle amministrazioni pubbliche a seguito del superamento di un pubblico concorso relativo al profilo di educatore;
  • svolgimento dell'attività di educatore per non meno di tre anni, anche non continuativi, da dimostrare mediante dichiarazione del datore di lavoro ovvero autocertificazione dell'interessato ai sensi del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445;
  • diploma rilasciato entro l'anno scolastico 2001/2002 da un istituto magistrale o da una scuola magistrale;

Tuttavia, questi soggetti devono frequentare un corso di formazione di 60 CFU che viene organizzato dai dipartimenti e dalle facoltà di scienze dell'educazione e della formazione universitaria, e per cui è prevista anche la modalità FAD (Formazione a Distanza).
Le spese relative al corso sono integralmente a carico del partecipante con modalità stabilite dalle università stesse.
Inoltre, il comma 598, attribuisce la qualifica di educatore professionale ai titolari di contratto a tempo indeterminato negli ambiti professionali indicati al comma 594 che (all'entrata in vigore della legge) abbiano:

  • età superiore a 50 anni e almeno 10 anni di servizio;
  • almeno 20 anni di servizio;

Commenti

  • Giuseppina 30/10/2019 - 13:37

    Educatore professionale, esperto dei processi formativi, da quasi 40 anni impiegata negli enti locali(comune) come assistente sanitario ai diversamente abili a tempo indeterminato,aspetto da decenni che vengano fatti i concorsi per riqualificarmi dal momento in cui ho sempre dovuto fare altro anziché quello per cui avevo studiato e che sognavo di fare. ormai ho pronta la domanda di pensione e vado via soprattutto perché stanca di attendere, stanca di essere trattata dall'ente come una inetta ignorante, stanca di vedere sfruttati gli educatori a contratto. spero che anche, se io non potrò parteciparvi, vengano indetti i concorsi per educatori e mi auguro che possano parteciparvi tutti quelli in possesso dei giusti titoli ed anche chi, all'interno delle amministrazioni non è stato giustamente valorizzato. nei paesi civili non esiste la sottoccupazione. in italia, vista la scarsità di concorsi e alternative, anche se competenti, dobbiamo accontentarci di quello che capita. così è accaduto a me, educatore, che per anni ho rivestito un profilo che non mi ha dato nessuna possibilità di migliorare. questa è l'italia ed è così da decenni.

    Rispondi
    Mark 18/11/2019 - 15:12

    Descrivere la situazioni dell'educatore oggi è assai complesso perché si tratta tratta di una polemica ancora in atto e soprattutto coinvolge sotto il profilo personale e professionale molteplici figure ognuna con un ruolo specifico. l'educatore scolastico è una figura particolarmente complessa che si trova a vivere su di sé delle contraddizioni profonde a livello di sistema e burocratico. il ruolo dell'educatore lo pone diretto contatto con situazioni e diagnosi complesse, spesso compromesse o comunque con un serie di sintomi evidenti e con la necessità di gestirli in modo diretto e spesso sul momento. la professionalità coinvolta e richiesta deve essere ampia e strutturata, e spesso tale professionalità non è affatto riconosciuta dal sistema stesso e dal contesto direttamente osservabile. l'educatore spesso è figura di esperienza, con laurea in scienze dell'educazione, o a volte psicologi o psicoterapeuti (senza entrare nel merito della polemica cncentente la legge iori). porta con sé la capacità di leggere ed operare su una specifiche condizioni, ma si confronta con le difficoltà del sistema di riconoscerlo come figura, vive slegato dal contesto della scuola e degli insegnanti, spesso visto in maniera subalterna o comunque costretto a ruolo marginali, in un complesso gioco di specchi che lo rende utile solo in alcuni momenti e inutile in altri, non comsoderato, non riconosciuto, senza uno spazio effettivo fisico e psicologico, senza un raccordo generale a livello normativo che sia preciso e non imperfetto. a tutto ciò si aggiunge una precarietà contrattuale e spesso economica, l'incertezza dei contratti mai ben definiti, il discorso delle presenze e delle assenze in base alle quali si dovrebbe venire pagati, ed alla possibilità di trovarsi un monte orario diverso da quello iniziale (e sul quale si era fatto affidamento) perché magari un ragazzo non viene più o va in stage. l'educatore sente di non avere alle spalle un sistema terapeutico stabile, che gli dia sicurezza e garanzia sotto il punto di vista operativo e professionale, che curi la sua figura ed il suo lavoro, che non permetta che si demotivi e che diventi un mero ruolo assistenziale e necessario il suo. l'educatore affronta situazioni davvero complesse, magari per poche decine di euro affronta pomeriggi interi in situazioni psichatirche gravi, ambienti compromessi sotto tutti i profili, realtà sociali difficili, solo per assolvere un suo compito educativo appunto. È uno stupido, si sente stupido a volte. perché lo fa, perché accetta tali condizioni e perché vive la precarietà sulla sua pelle in maniera così viva e così pressante? non so rispondere. perché ci si trova il più delle volte, perché non è riuscito a trovare altro, perché è qualcosa che comunque si avvicina al suo ambito di intervento e che comunque sa fare. magari lo fa bene. ma con un carico di frustrazione immensa, con una rabbia manifesta o repressa che non lo rende tranquillo nel suo lavoro e gli fa avere un atteggiamento spesso distaccato, quasi stoico, un esserci e basta e già di per sé già sufficiente. ma non è colpa sua. lui mette sé stesso nella relazione e diversamente non potrebbe fare. in questo lavoro non si tratta di fare o non fare, si tratta di esserci e ciò che si è lo si mette inevitabilmente in ciò che si fa. non si può come in fabbrica o in altri lavori non produrre. l`educatore produce già con la sua stessa presenza, è nella situazione sempre. poi a causa dei complessi giochi di un sistema contraddittorio, finisce per non avere la regolarità e la coerenza che cerca, perché il problema non è lui. il problema è o può essere di diverso tipo: è l'ente dal quale egli dipende, che spesso prende in appalti sevizi o pezzi di servizi dai comuni o dalla sanità, senza contatti e comunicazioni di rilievo, ma solo con uno sguardo all'erogazione del servizio: sistemi che non comunicano tra loro, e se lo fanno lo fanno in maniera fugace e perché va fatto, perso tra esigenze economiche e tra moltplocota di casi. sistemi indecisi. l'educatore non sa a chi fare riferimento, non sa chi è in effetti il suo vero datore di lavoro, non sa a chi rispondere chiedere o relazionare. non sa a volte a chi rivolgersi. non ha molto spesso un contatto diretto con la famiglia, non può averlo. ma a volte ce l'ha lo stesso, pur non venendo pagato per questo. non sente un sistema dietro si lui che lo tuteli che lo protegga che gli dia forza e gli dia soprattutto stabilità. a nome di chi arrivo? della cooperativa, della associazione, del comune, del servizo sociale? in realtà chi sono e per chi faccio tutto ciò. si relaziona con persone che spesso ne sanno meno di lui, e che ignorano tutta una serie di precisazioni necessarie per operare in ambito specifico, ma nonostante questo la posizione dell'educatore è mal compresa, vituperata, messa in secondo piano rispetto a tutto quanto è il resto del sistema. la situazione italiana è questa, forse causa delle esternalizzazioni e delle gare di appalto continuamente al ribasso, del denaro, delle ore da fare e dell'ottica esclusivamente della quantità. ed a questo punto gli educatori stessi si adeguano, considerando loro stessi il ruolo come leggero inutile o semplicemente assistenziale. ci si limita a dirsi che tutto sommato questo ci si richiede, ed i nostri sforzi sono inutili. ed è vero, ha pienamente ragione. almeno fino a quando cambieranno certe condizioni contrattuali, e fino a quando verrà considerato pienamente il suo ruolo e le sue potenzialità. esso è una risorsa. ma non si percepisce come tale se non in base alla coscienza ed alla professionalità di ognuno. questo è. adesso null'altro che questo.

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